«il poeta cade verso l’alto»

 

Ai giorni nostri, c’è un ritorno della poesia e del poeta. Li avevamo messi da parte, come inutili e come luogo di passi perduti.

Poi l’uomo ha dovuto aprire gli occhi e guardare il mondo in modo differente. Tutte le sue certezze sono crollate. Un virus invisibile è arrivato non si sa da dove, lo ha sfidato, lo ha battuto, ha riaperto in lui i misteri della paura. Da tempo, ci affacciamo alla finestra del mondo, per tentare di trovare una via d’uscita, un lampo, un raggio di sole.

Dov’è la scienza? Dov’è l’energia dell’uomo che sfida ogni cosa? Dove sono le certezze di un tempo?

E l’homo faber, colui che fa e che sa, l’erede del Rinascimento e dell’Illuminismo, colui che ha avuto perfino il coraggio di sfidare Dio, pensando di aver vinto?

Serviva una poetessa della scienza, della chimica – nella vita – una donna d’avanguardia che riflette sulle cose e su milioni di atomi, per darci delle risposte. Maria Zaki è una donna di scienza. Vive in e per la scienza. Fa parte di tutti quelli e di tutte quelle – soprattutto – che sanno.

Stéphane Mallarmé non ha forse scritto che spetta ai poeti parlare, poiché essi sanno? Aveva pensato a un/una poeta/poetessa che proveniva dalla scienza? Probabilmente, vista e considerata la profondità del suo «gioco d’azzardo».

Maria Zaki ci offre una risposta con la semplicità della scienza. E tutto lì. Tutto è di fronte a noi. Tocca al poeta e allo scienziato essere in grado di saper leggere, decifrare, di affacciarsi al balcone del mondo, per aprire l’arco del suo sguardo.

Ogni tema classico passa per questa vista. Maria Zaki gioca con le lenti e la vista lunga, come un ricercatore di lunga data, con l’energia della scienza e della poesia. E anche con la saggezza che proviene dal suo popolo e dalla grande tradizione araba. I titoli delle sue opere poetiche mostrano il senso del suo percorso: Voici défait le silence, Entre ombre et lumière, Et le cheval se relève, Le Velours du silence, Sur les dunes de l’aimance, Soudain les roses pourpres, Le Chant de l’aimance, Au-delà du mur de sable. E dovrei anche citare i titoli delle raccolte poetiche che lei definisce «entrecroisées» (‘intrecciate’), realizzate con Jacques Herman, per entrare nel labirinto della sua poesia.

Il titolo di questo libro che ho l’onore di prefazionare ne è una conferma. Nel labirinto dell’anima. Labirinto... Non è la linea della vita e della scienza? Non è il cammino dell’intuizione ad essere alla base della poesia così come della scienza?

Maria Zaki possiede l’arte di entrare. Penetra gli atomi e i segni del mondo, le scintille della luce e i segreti delle parole. Nelle sue mani, parole e segni si coniugano, in un matrimonio dell’universo.

Lei ci dice che il poeta può e deve vedere tutto. Che si situa in trasparenza di viaggio, per annunciare, suggerire, sussurrare all’orecchio.

È una voce che amiamo. Una voce dolce, semplice, profonda, tra sorriso, ironia e certezze. Il tempo diventa una materia vivente. Il poeta la trasforma in materia plastica, per analizzare la profondità, per rilevare «i segni della speranza», per mescolare «l’atemporale / Con il temporale», ed esclamare: «SPERANZA!».

Ed ecco Maria Zaki «Nella notte del linguaggio / Ostinarsi a vagare / Di riva in riva / Dirigere il poema / Verso la luce / Esserci senza esserci», «in fondo all’abisso / Reinventarsi / Imponendo l’elevazione / Nella parte più intima di se stessi».

Lei naviga «nel reale». Lo accetta. Compie «Il viaggio di se stesso / Verso il diverso umano». Può sbagliarsi, come qualsiasi scienziato o poeta, ma il suo «tempo finisce sempre / Per riportare l’Uomo / Alla realtà delle cose».

Maria Zaki sa che Il poeta cade verso l’alto. I venti e le tempeste non possono fermarlo. Penso a Charles Baudelaire che plana sopra la realtà. Dubbi e interrogativi sono lì, ma il senso dell’altezza, le stelle rimbaldiane e l’immensità del cosmo riporteranno ogni cosa sulla strada giusta:

Con un solo movimento

Torna la luce

La prospettiva si ricrea

Da se stessa

E il poeta incredulo

Si dirige verso l’alto

 

Non appena riprende

I sensi sente

Salire in aria

Queste parole:

Il poeta cade verso l’alto

La «luce del giorno» infonde rinnovato slancio all’anima. Il male del mondo appare con le sue piaghe. Ma la speranza è sempre lì. Solo il poeta è in grado di leggerla e di coglierla, «In esperienza di vita».

Il «gioco del mondo» è la zona lirica del poeta, che può alla fine esclamare: «Oh poesia alata!». Può finalmente «involarsi verso / Le acque eterne / Che scorrono senza fine / E che mai si esauriscono».

Gli astri vegliano su di lui. Potrà raggiungere «L’inaccessibile stella». La poesia è la «fedele alleata» di Maria Zaki. Lei «misura in silenzio / Il peso delle parole», e avanza tra rovi e rose: così, «l’anima emozionata / Ritroverà il suo Infinito».

La poesia non ha paura. Nemmeno Maria Zaki. Lei sa che da qualche parte, in fondo alla realtà, ci sono granelli di verità.

Lei ce li offre come se fossero pepite d’oro. E noi ritroveremo allora un po’ di sorriso, di fronte ai mali del mondo.

10 marzo 2021

Mario Selvaggio

Università di Cagliari